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OBESITA’ INFANTILE: UNA PIAGA DA COMBATTERE

Infatti, è di qualche giorno fa l’annuncio dello stanziamento di circa 1,5 milioni di euro per coprire il costo di un progetto pilota da testare in 2mila scuole elementari per poi estenderlo a tutte le altre scuole del Paese. Il progetto, che nasce con la collaborazione di alcune associazioni di categoria, come la Coldiretti, prevede un percorso formativo ed educativo per gli alunni delle ultime due classi delle elementari, la quarta e la quinta per intenderci, svolto dall’insegnante in collaborazione con un team di esperti in materia di educazione alimentare e finalizzato a spiegare le basi e i benefici di una corretta alimentazione.Addirittura la Gelmini punta a rendere disponibile porzioni di frutta fresca e di stagione nei distributori automatici di merendine, che pullulano sempre più nelle nostre scuole. In concomitanza con le lezioni sulla corretta alimentazione, da seguire in una delle più importanti fasi della crescita, si sta provvedendo a valorizzare anche l’ora di educazione fisica in una joint-venture con il Coni. In tal modo, lo studente comprenderà l’utilità di un’adeguata alimentazione e di una sana attività fisica, utili a mantenere sotto controllo il peso corporeo.L’attenzione del ministero dell’Istruzione sul tema dell’obesità infantile fa seguito all’allarme lanciato da più parti sul fenomeno dilagante dei bambini obesi. In Italia circa un bambino su quattro è affetto da sovrappeso od obesità, stando ai dati diffusi dal ministero della Salute, corroborati purtroppo da molteplici studi sul tema. In pratica, vuoi per uno stile di vita sedentario, vuoi per cattive abitudini alimentari, i più piccoli sono portati ad assumere più calorie di quante ne occorrerebbero al loro giovane organismo. Ciò porta ad uno squilibrio energetico che alla lunga genera un sovrappeso.Un alto fattore da non sottovalutare è la familiarità, ovvero il fattore ereditario, che coinvolge una percentuale di bambini compresa tra il 25 e il 35%, a seconda se hanno uno o entrambi i genitori in sovrappeso. L’insieme di questi tre fattori potrebbe portare il bambino verso un destino segnato, qualora non si intervenisse adeguatamente. Ed ecco l’uovo di colombo: uno dei luoghi di socializzazione principe per insegnare qualcosa è appunto la scuola, da qui l’idea di ingaggiare nelle aule scolastiche la guerra all’obesità infantile. Uno studio dell’Istat, che risale al 2000, indica che nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 17 anni, i bambini in sovrappeso sono circa il 20% e addirittura il 4% quelli obesi, con una incidenza maggiore tra i maschi.Se si fanno delle statistiche a livello regionale, poi, si passa dalla percentuale campana, pari al 36%, di bambini obesi od in sovrappeso (la più alta in Italia) a quella più bassa della Valle d’Aosta, con il 14,3%. Vi è da dire, però, che queste percentuali sono influenzate da molte variabili, ma comunque il dato è allarmante. Perché ad oggi la situazione non è cambiata di molto: infatti, sempre il ministero della Salute ha reso noto che da un’indagine condotta su campioni di 100 bambini tra i 7 e i 9 anni, 24 sono in sovrappeso e 12 sono obesi. È ancora più allarmante perché le conseguenze derivanti dal problema, se sottovalutate, rischiano di essere davvero disastrose. Le prime manifestazioni cliniche di un’obesità infantile si presentano a carico dell’apparato respiratorio, con affaticamenti e apnea notturna; seguite dall’apparato locomotore, con disturbi di tipo articolare dovuti al carico meccanico (una tipica manifestazione sono le “gambe ad arco o ad X”) acuiti da dolori articolari, mobilità ridotta e piedi piatti, per arrivare all’apparato digerente. E in ultimo possono presentarsi disturbi di carattere psicologico, in quanto il bambino “cicciottello” potrebbe vivere, a causa della sua rotondità, una situazione di disagio e vergogna col rischio di perdere l’autostima e isolarsi dal contesto sociale.In più se non presa per tempo, con il passare degli anni l’obesità determina una serie di disturbi anche nell’età adulta. Chi è obeso da piccolo, ha una maggior probabilità di esserlo anche da grande; in più, risulta maggiormente esposto ad una serie di patologie, a partire da quelle a carico dell’apparato cardiocircolatorio (ipertensione arteriosa, coronaropatie) e dell’apparato muscolo scheletrico (insorgenza precoce di artrosi). Ancora, col tempo possono insorgere malattie di tipo metabolico (diabete mellito, ipercolesterolemia), e questi disturbi alimentari possono alla lunga sviluppare i tumori del tratto gastroenterico. Senza dimenticare poi che gli eventuali disagi psicologici sviluppati in età adolescenziale possono acuirsi e peggiorare nell’età adulta.Alla luce di quanto detto, ben si capisce come sia importante quest’attenzione da parte del dicastero guidato dalla Gelmini verso il problema dell’obesità infantile. Infatti, quello che si può ottenere investendo oggi piccole cifre nell’istruzione e nell’educazione alimentare, lo si recupera nel prossimo futuro, ma elevato all’ennesima potenza nei risparmi derivanti in termini di costi sociali e in risparmi su cure ed assistenza sanitaria o psico-assistenziale.Si spera che il progetto pilota esaurisca in breve tempo la sua funzione di test per essere così esteso in tutte le scuole italiane. Inoltre, tale percorso educativo potrebbe aprire la strada a nuovi sbocchi professionali, con conseguente innalzamento dei livelli occupazionali per alcune categorie che, per il loro naturale corso di studi, si trovano in pole position per poter svolgere l’insegnamento di educazione alimentare, vale a dire i laureati in medicina, farmacia, chimica o scienze biologiche, solo per citarne alcuni.In più, tale insegnamento potrebbe essere finanziato anche dai Comuni con una serie di corsi aggiuntivi a quelli previsti dal ministero, o addirittura per corsi di educazione alimentare destinati agli adulti, in particolar modo ai genitori, al fine di dare un “servizio” completo alle famiglie italiane.

http://www.avanti.it 1 dicembre 2009

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