Il BMI stabilisce il rapporto tra peso corporeo ed altezza: viene calcolato dividendo il peso (in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (in metri).
L’Accademia Nazionale delle Scienze Americana suddivide i valori ottimali del BMI secondo l’età dell’individuo:
· per adulti giovani il BMI dovrebbe essere tra 18.5 e 24.9
· per le persone sopra i 65 anni l’intervallo va da 24.5 a 29.9
Limite inferiore per il sovrappeso è 25 BMI e per l’obesità 30 BMI (Kuczmarski and Flegal 2000).
Si inizia a parlare di obesità semplice quando una persona ha un BMI compreso tra 30-39.9.
Quando il BMI è invece uguale a 40 o superiore, si parla di obesità morbigena ed oltre il 50 di super-obesità.
Il BMI è stato posto in relazione con il rischio di malattia e con il rischio di mortalità: entrambe aumentano sia se il valore di BMI è inferiore dal valore minimo considerato di normalità (18,5) sia che il valore sia superiore al valore di 24,9.
A valori di BMI superiori a 29, per persone adulte e di età inferiore ai 60 anni. vi è maggior probabilità che l’aumento di peso derivi da un aumento della massa grassa.
La più accurata, anche se meno pratica, definizione della composizione corporea ed in particolare della massa grassa è fornita dall’idrodensitometro (o pesata idrostatica), che consiste nell’ immergere in una vasca contenente acqua il paziente seduto su di una sedia appesa ad una bilancia: sfruttando il principio di Archimede è possibile conoscere la percentuale di massa grassa e di massa magra della persona sottoposta a questo esame. La soglia patologica del valore della massa grassa si ha quando supera il 45% dell’intera composizione corporea.
La metodica più semplice per rilevare ambulatorialmente le percentuali di massa magra, massa grassa ed acqua, rimane l’impedenziometria.
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Per la classificazione del sovrappeso e dell’obesità la comunità scientifica utilizza il parametro del BMI (Body Mass Index) detto, in italiano, IMC (Indice Massa Corporea) proposto nel 1869 da Quetelet.






